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Psicologia e Diabete
Premessa
Nella malattia diabetica, gli aspetti psicologici hanno dimostrato di svolgere un ruolo importante nella gestione della patologia stessa e nella compliance del paziente al trattamento.
La situazione psicologica e la condizione sociale possono condizionare la capacità del paziente di adempiere correttamente alla cura.
Di fatto il diabete mellito condiziona in modo rilevante la vita quotidiana di chi ne è affetto, imponendo l’obbligo di una terapia cronica e di uno stile di vita, particolarmente onerosi, che possono comportare una serie di ripercussioni psicologiche.
Un percorso efficace di education/counselling deve essere il più possibile personalizzato e adattato alle varie fasi della malattia, allo stile di vita e alle caratteristiche di personalità del paziente.
Da tali osservazioni, scaturisce l‘esigenza da parte degli operatori sanitari di adottare un approccio alla malattia diabetica che, all’interno di un modello "multifattoriale", cerchi di individuare sempre più chiaramente sia gli eventuali fattori psicogenetici correlati al diabete, sia le notevoli implicazioni psicologiche che il diabete ha sulla personalità dei pazienti stessi.
L’importanza della valutazione psicosociale nella cura della malattia diabetica è stata confermata anche dalle recenti raccomandazioni degli standard di cura ADA 2006.
Queste considerazioni hanno rappresentato le premesse per la costituzione del gruppo di lavoro Psicologia e Diabete.
IL Responsabile del Gruppo
Paolo Di Berardino
Mandato
Formare il diabetologo ad acquisire conoscenze e competenze rivolte alla valutazione psicosociale nella gestione e cura della persona con diabete.
Cosa abbiamo fatto
- Corso Nazionale di Formazione Psicopedagogica in diabetologia (Formazione Formatori):
- corso base 17 -18 settembre 2004 (Montecatini)
- corso di verifica 19 -20 novembre 2004 (F.Valdarno)
- Capillarizzazione del Corso Nazionale (n.19 Corsi Regionali) (vedi tabella dei corsi)
- Realizzazione e pubblicazione di un Manuale di Psicologia per diabetologi (relativamente ai contenuti e al materiale presentati nei corsi di formazione) .

Corsi di formazione Psicopedagogica in Diabetologia (2005)
OBIETTIVO GENERALE
L’arte di aiutare (Carkhuff, 1993) è oggi un patrimonio professionale ormai presente in molti diabetologi.
Il corso intende proporre la formazione di una competenza psicologica "di base" mediante la conoscenza e l’acquisizione di strumenti psicologici scientificamente corretti.
OBIETTIVI SPECIFICI
Mettere a disposizione del diabetologo uno strumento di valutazione psicologica di alcune caratteristiche della persona del diabetico al fine di:
- favorire la comprensione del tipo di adattamento alla diagnosi di malattia diabetica.
- attuare uno screening della situazione psicologica del paziente (per un intervento più mirato durante la visita o per consulenza specialistica)
- proporre delle linee d’indirizzo per il trattamento personalizzato di aspetti psicologici presenti nella cura del diabetico (linee di counselling psicoeducazionale)
TECNICHE DI INTERVENTO
- Di facile utilizzo
- Confrontabili e condivisibili
- Adattabili allo stile personale del diabetologo
- Comprensive di molteplici modalità espressive
- Utilizzabili dopo addestramento
METODOLOGIA
(secondo la Scuola di Formazione AMD)
- Relazioni
- Lavori di gruppo (Metaplan-Role-Playing)
- Discussione in plenaria
Tabella dei corsi regionali
REGIONE |
1° TUTOR |
2° TUTOR |
DOCENTE (ESPERTO) |
CITTA' |
DATA |
PIEMONTE |
Richiardi |
Comoglio |
Gentili |
Torino |
27/05/2005 |
ABRUZZO / MOLISE |
Tagliaferri |
Di berardino |
Bufacchi |
Pescara |
27/05/2005 |
TOSCANA |
Bertolotto |
Baggiore |
Bufacchi |
Firenze |
17/06/2005 |
CAMPANIA |
Agrusta |
Gentile sandro |
Gentili |
Capodrise (ce) |
17/06/2005 |
TRIVENETO |
Tonutti |
Di pietro |
Burla |
Verona |
18/06/2005 |
LAZIO |
Visalli |
Di pietro |
Gentili |
Roma |
24/06/2005 |
SICILIA |
D'ugo |
Di benedetto |
Bufacchi |
Acitrezza (ct) |
25/06/2005 |
LOMBARDIA |
Forlani |
Di pietro |
Burla |
Milano |
02/07/2005 |
PUGLIA-BASILICATA |
De candia |
Di berardino |
Bufacchi |
Bari |
17/09/2005 |
TRIVENETO |
Tonutti |
Di berardino |
Bufacchi |
Udine |
23/09/2005 |
LIGURIA |
Lione |
Di berardino |
Bufacchi |
Genova |
30/09/2005 |
CALABRIA |
Dal moro |
Giovannini |
Bufacchi |
Cosenza |
07/10/2005 |
EMILIA ROMAGNA |
Forlani |
Manicardi |
Burla |
Bologna |
08/10/2005 |
SARDEGNA |
Gigante |
Di berardino |
Bufacchi |
Cagliari |
14/10/2005 |
UMBRIA-MARCHE |
Manfrini |
Clementi |
Burla |
Ancona |
22/10/2005 |
PIEMONTE |
Gentile |
Di pietro |
Bufacchi |
Asti |
22/10/2005 |
LAZIO |
Iannarelli |
Di pietro |
Burla |
Roma |
12/11/2005 |
SICILIA |
De francesco |
Di mauro |
Bufacchi |
Palermo |
18/11/2005 |
LOMBARDIA |
Richini |
Di berardino |
Gentili |
Brescia |
18/11/2005 |
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Cosa Stiamo facendo
Al fine di poter garantire una continuità formativa al nostro percorso psicopedagogico, ma anche alla luce delle recenti raccomandazioni degli standard di cura ADA e degli standard italiani di cura del diabete (vedi valutazione psicosociale e cura), si sta realizzando il II Corso di Formazione Psicopedagogica, articolato in: - un Corso Nazionale Formazione Formatori( 14-15 marzo 2008 a Roma) - n.5 Corsi Regionali periferici suddivisi in macro aree.

II° Corso di Formazione Psicopedagogica in Diabetologia
OBIETTIVO GENERALE
Formare il Diabetologo ad acquisire conoscenze e competenze, in ambito psico-educazionale, rivolte alla gestione delle difficoltà insite nel processo di adattamento del paziente alla malattia diabetica.
OBIETTIVI SPECIFICI
- Rinforzare le conoscenze e le competenze acquisite nel corso psico-pedagogico di base.
- Fornire gli elementi di conoscenza relativi al processo di adattamento psicologico del paziente al diabete .
- Fornire gli strumenti per saper individuare e valutare i fattori psicologici e sociali che vanno ad interferire sull’adattamento al diabete e quindi sulla gestione della malattia stessa.
- Far acquisire le strategie e tecniche di intervento (di tipo psico-educazionale) rivolte a migliorare l'adattamento del paziente alla malattia diabetica.
METODOLOGIA
La metodologia del corso prevede l’integrazione di relazioni teoriche con i lavori di gruppo con tutors e discussioni con l’esperto in plenaria (secondo metodologia scuola di formazione AMD).
CORSI PERIFERICI
- 10 Maggio 2008 Vibo Valenzia
- 14 Giugno 2008 Napoli
- 21 Giugno 2008 Roma
- 28 Giugno 2008 Torino
- 5 Luglio 2008 Padova
BOARD SCIENTIFICO
MARIANO AGRUSTA
CDN Scuola di Formazione Continua AMD
Diabetologia - Cava de’ Tirreni - SA
TIZIANA BUFACCHI
Servizio di Diabetologia
Ospedale Pediatrico Bambin Gesù – Roma
PAOLO DI BERARDINO
CDN Scuola di Formazione Continua AMD
Diabetologia - Atri – TE
PAOLO GENTILI
Dipartimento di Scienze Psichiatriche
e Medicina Psicologica - Università di Roma |
Direttore del Corso
Paolo Di Berardino
Responsabile Scientifico
Paolo Gentili
Team di progettazione e di erogazione
P. Di Berardino, P. Gentili,
M. Agrusta, T. Bufacchi |
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| da "Gli standard ADA delle cure mediche per i pazienti con diabete mellito 2006" |
G. Valutazione psicosociale e cura
Raccomandazioni
- Una valutazione preliminare psicologica e della condizione sociale deve essere inclusa nella gestione medica del diabete. (E)
- Lo screening psicosociale deve includere, anche se non in senso limitativo, la valutazione: dell’atteggiamento nei confronti della malattia, delle attese nei confronti della gestione medica e degli esiti, dell’affettività/umore, della qualità della vita, in generale e in relazione al diabete, delle risorse economiche, sociali ed emozionali e della storia psichiatrica. (E)
- Quando l’aderenza al regime terapeutico è scarsa è necessario attuare uno screening per i problemi psicosociali come la depressione, i disordini alimentari e il deterioramento cognitivo. (E)
- È preferibile inserire il trattamento psicologico nell’ambito delle cure abituali piuttosto che attendere l’identificazione di uno specifico problema o il deterioramento del quadro psichico. (E)
La situazione psicologica e la condizione sociale possono condizionare la capacità del paziente di adempiere correttamente a tutte le necessità di cura del diabete (79-84); come conseguenza, le condizioni di salute possono essere compromesse. I conflitti familiari che si generano attorno alle necessità di cura sono frequenti e possono interferire con gli esiti del trattamento (85). Ci sono occasioni in cui il clinico può valutare la condizione psicosociale in modo tempestivo ed efficiente, per poter poi procurare una consulenza appropriata (46).
Opportunità chiave per lo screening della condizione psicosociale si hanno alla diagnosi, durante le visite programmate, durante i ricoveri, all’individuazione di una complicanza, o comunque, a discrezione del curante, qualora si identifichino problemi di controllo glicemico, qualità della vita o di adesione alla cura. I pazienti mostrano più facilmente la loro vulnerabilità psicosociale alla diagnosi e quando la condizione medica si modifica: la fine del periodo di “luna di miele”, quando si
rende necessario un trattamento più intensivo e quando viene identificata una nuova complicanza (82,84).
Lo screening psicosociale deve includere, anche se non è limitato a ciò, la valutazione dell’atteggiamento nei confronti della malattia, delle attese nei confronti della gestione medica e degli esiti, dell’affettività/umore, della qualità della vita (in generale e in relazione al diabete), delle risorse economiche, sociali ed emotive (83) e della storia psichiatrica (84,87,88). Deve essere posta una particolare attenzione ai casi di grossolane inadempienze terapeutiche (dovute a se stessi o ad altri) (79,88), depressione con possibilità di autolesionismo (80,81), sintomi indicativi di disturbi del comportamento alimentare (89) o di problemi che possano avere una natura organica e comparsa di una condizione cognitiva che riduca significativamente le capacità di giudizio (81). In questi casi si rende immediatamente necessaria una consulenza per una ulteriore valutazione da parte dello specialista di salute mentale con familiarità alle problematiche del diabete; è anche raccomandata una valutazione comportamentale delle capacità digestione della terapia.
È preferibile inserire il trattamento psicologico nell’ambito delle cure abituali piuttosto che attendere l’identificazione di uno specifico problema o il deterioramento dello stato psicologico (86). Gli strumenti di screening possono facilitare questo obiettivo e, anche se il clinico può non sentirsi adeguato per il trattamento dei problemi psicologici, l’utilizzo della relazione medico- paziente quale base per un ulteriore trattamento può aumentare le possibilità che il paziente accetti una consulenza da altri servizi. È importante stabilire che il benessere emotivo fa parte della gestione del diabete (87). |
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